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Daniele Scalea: “In Libia la guerra proseguirà ancora a lungo”

(ASI) Agenzia Stampa Italia ha incontrato Daniele Scalea, segretario scientifico dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), redattore della rivista di studi geopolitici Eurasia, autore de “La Sfida Totale” e co-autore, insieme a Pietro Longo, di “Capire le rivolte arabe”.

La battaglia per Tripoli

Mentre la stampa italiana, sulla falsariga della posizione espressa ufficialmente dal ministro Frattini (che più d'ogni altro s'è sbilanciato nelle ultime 24 ore), continua a parlare dell'avvenuta “liberazione di Tripoli” e della “caduta del regime”, altre fonti – pur schierate con la NATO – cominciano a farsi più caute. Nella confusione di notizie che rimbalzano dalla Libia e dai paesi belligeranti, sembra adesso opportuno cercare di mettere un po' d'ordine ed ipotizzare una ricostruzione dei fatti e della situazione sul terreno, per quanto aleatoria ed inevitabilmente fondata su una ridda di resoconti e voci non confermabili.

La Libia e la fine delle illusioni occidentali

Cinque mesi dopo l'inizio dei bombardamenti, non è più possibile credere alla versione ufficiale sull'inizio degli eventi in Libia e sui massacri attribuiti al "regime di Gheddafi". Allo stesso tempo, dobbiamo ora tener conto della risposta giuridica e diplomatica libica che mette in evidenza i crimini contro la pace commessi dalla propaganda TV, i crimini di guerra perpetrati dai militari della NATO e i crimini contro l'umanità commessi dai leader politici dell'Alleanza Atlantica.

M.D. Nazemroaya: "Vi racconto cosa sta succedendo in Libia (e in Siria)"

Mahdi Darius Nazemroaya, sociologo canadese, è ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG). Si occupa in particolare di studiare le dinamiche geopolitiche e le relazioni internazionali nel Vicino e Medio Oriente. Attualmente si trova in Libia nell'ambito d'una missione indipendente per appurare sul terreno i fatti legati all'esplosione della guerra civile ed all'intervento straniero. I ricercatori dell'IsAG Giovanni Andriolo e Chiara Felli l'hanno intervistato in esclusiva per “Eurasia”.

La guerra in Libia: divisioni in seno al Consiglio di transizione e nelle forze...

La morte del generale Abdel Fattah Al-Younes, comandante in capo delle forze ribelli, è stata annunciata il 28 luglio. Younes è stato l'ex ministro degli interni del colonnello Gheddafi, che ha disertato con i ribelli. Younes è stato anche un leader chiave del Consiglio di transizione di Bengasi. La sua morte ha creato un vuoto nella struttura di comando militare, che inevitabilmente contribuirà, a breve termine, ad indebolire le capacità militari degli insorti. Si avranno anche ripercussioni sulla tempistica delle operazioni della NATO.

La NATO e l'ingratitudine dei Libici

La Coalizione dei volenterosi era giunta in Libia per salvare la popolazione civile della repressione del tiranno Gheddafi. Quattro mesi dopo, le folle libiche hanno disertato il territorio liberato di Bengasi e si sono ammassate in grandi manifestazioni contro la NATO. Di fronte a una realtà politica inaspettata, l'armada dell'Alleanza Atlantica non ha più una strategia. Gli italiani hanno iniziato il loro ritiro, i francesi cercano la via d'uscita.

L’Eredità di Obama e i conti con la Libia

Le guerre degli ultimi anni nel Vicino Oriente presentano oggi a Obama un conto piuttosto salato da pagare. La guerra civile in Libia, infatti, sta sollevando negli Stati Uniti un confuso dibattito sul ruolo che il Paese dovrebbe ricoprire nella missione della NATO. Le recenti proposte di legge sull’impegno militare statunitense e sui finanziamenti alla missione libica testimoniano le decisioni (indecisioni) del Congresso statunitense.

Il massacro di Sorman

Per una volta, Thierry Meyssan non fornisce una fredda analisi degli sviluppi geopolitici. Racconta i fatti di cui è testimone: la storia del suo amico, l'ingegnere Khaled K. Al-Hamedi. Una storia di orrore e di sangue in cui la NATO incarna il ritorno della barbarie. L'Alleanza Atlantica, i suoi lindi generali a quattro stelle e i suoi diplomatici benpensanti, hanno deciso di uccidere i figli dei leader libici per spezzarne la resistenza psicologica.

Kosovo: anche gli “eletti” cominciano a tremare

La partizione del Kosovo, della quale negli ultimi tempi hanno parlato a più riprese esponenti politici serbi, non ha incontrato il favore degli americani. La Serbia ritiene che sia l'unica soluzione realistica all'impasse che persiste sulla questione di tale paese, del quale Belgrado si rifiuta di riconoscere l'indipendenza. Ma la Germania ha già dettato a Belgrado le condizioni necessarie affinché la Serbia possa entrare a far parte dell'UE: il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e l'ingresso nella NATO. Intanto si aprono spiragli affinché si apra un'inchiesta sul traffico di organi internazionale nella regione kosovara.

Appello del Movimento Donne di Serbia: No al Summit della NATO a Belgrado

La NATO, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, ha annunciato la sua intenzione di riunirsi a Belgrado il 13, 14 e 15 giugno. Il...
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